Piante che curano

piante che curano

In questo breve estratto dei racconti di Josep Pamies (dolcarevolutio) parliamo di 5 piante utili e medicamentose:Kalanchoe, Lepidium latifolium, Houttuynia cordata, Helichrysum stoechas, Tropaleum majus ; ne sveliamo le qualità e invitiamo tutti a provare a coltivarle per scoprirle meglio.

Le piante sono l’origine della medicina e sono anche il suo futuro; imparare a curarsi con preparati naturali, a conoscere le erbe spontanee, la raccolta e i tempi balsamici dovrebbe essere argomento, insieme all’orto, da materia scolastica.

Dall’orto in condotta alle piante che curano…                                                                                                                             BUONA LETTURA….

traduzione e arrangiamento testi a cura di Sofia Cerrano

 

KALANCHOE 

Kalanchoe è un genere che comprende più di 200 specie di piante succulente della famiglia delle Crassulaceae, originarie principalmente del Madagascar, America Meridionale, Africa Meridionale, India e Cina.

– KALANCHOE PINNATA (Bryophyllum pinnaut)

Conosciuta anche come “Pianta di Goethe”, in quanto tale specie fu studiata da J. W. Von Goethe. In America Latina è chiamata anche: Bruja, Hierba de Bruja, Prodigiosa, Hoja del Aire, Siempre Viva, Colombiana, Ojaransín, Hojerilla.

– KALANCHOE DAIGREMONTIANA (Bryophyllum daigremontianum)

Presenta numerosi figli o piante nuove lungo i bordi della foglia. Le foglie hanno alcune macchie allungate sul lato inferiore. Si chiama anche: Aranto, Madre de miles, Kalanchoe messicana.

– KALANCHOE GASTONIS-BONNIERI (Bryophyllum gastonis-bonnieri)

Il nome scientifico si deve al botanico francese Gaston Bonnier. Questa pianta ha le foglie più grandi delle specie anteriori. Si chiama anche: Ojaransín, Hojerilla, Oreja de burro.

Bisogna tenere comunque in conto che i nomi popolari a volte si applicano ad una o più specie e che cambiano secondo i paesi.

Proprietà

Queste Kalanchoe sono piante che agiscono in modo totale dentro il nostro corpo, pertanto il loro raggio di azione è ampio. Nella medicina tradizionale, specialmente in America Latina, Asia e Africa si usano per trattare le seguenti malattie e disturbi:

– Lesioni y malattie relazionate con danni cellulari, in particolare il cancro.

– Ferite profonde e cancrene.

– Infezioni, ustioni.

– Tumori e ascessi

– Reumatismi.

– Infiammazioni.

– Ipertensione.

– Coliche renali.

– Dissenteria.

– Malattie psicologiche: schizzofrenia, crisi di panico e paura.

La sua azione non si limita ai punti sopra citati, giacchè guarisce danni cellulari nei più diversi organi del corpo.

Utilizzo

Le parti utilizzate sono principalmente le foglie, che hanno un gusto acidulo. Si possono assumere in modo esterno o interno secondo ciò che vogliamo trattare:

– uso esterno: foglie macerate sotto forma di cataplasma, compressa o impiastro; succo di foglie con olio o vasellina da usare come unguento. Usata così la pianta è antinfiammatoria, antiemorragica, astringente e cicatrizzante.

– uso interno: foglie crude in insalate; succo fresco (aggiungere acqua per dare più volume); foglie in infuso.

Dosi per uso interno: 30 gr al giorno di foglie fresche in due somministrazioni. Oppure, un cucchiaino di foglie in infuso da prendere prima di ogni pasto.

– Controindicazioni: Non assumere durante la gravidanza, in quanto stimola l’utero. Non è consigliato protrarre l’assunzione della pianta per lunghi periodi di tempo se non in caso di necessità. La sua composizione include composti come i bufadienolidi che sono glucosidi cardioattivi, pertanto chi è affetto da cardiopatie deve consultarsi prima con il medico. La ricerca clinica sulle kalanchoe indica che può esserci tossicità se si abusa della pianta: si può arrivare a una dosi di 5 gr di pianta per ogni kg senza incorrere in rischi per la salute (questo equivale a circa 350 gr di foglia per una persona di 70 kg, che p una dosi quattro volte superiore a quella consigliata).

 

LEPIDIUM LATIFOLIUM

Il Lepidium Latifolium è una pianta perenne della famiglia delle Cruciferae (o Brassicacee), come i cavoli, i piselli o la senape. È originaria del sud dell’Europa, Mediterraneo e regioni remote dell’Asia come l’Himalaya; è una specie introdotta nel Nordamerica dove si coltiva negli Stati Uniti e in Messico.

La pianta raggiunge i 30-100 cm di altezza, ma può arrivare anche a 2 m. Presenta numerosi rami legnosi, alternando foglie a gruppi di piccoli fiori bianchi. Produce piccoli frutti (1.6 mm), ognuno contenente due semini rossastri.

Proprietà

– Le foglie, guaine e semi sono commestibili.

– Le foglie hanno proprietà diuretiche e possono essere mangiate come insalata.

– I semi possono aggiungersi ai fritti

Si utilizza la parte aerea intera. Il suo massimo effetto si ottiene utilizzando la pianta fresca.

Il Lepidium contiene un’essenza solforata alla quale si attribuiscono proprietà stomachiche, di tonico stomacale e diuretiche.

Contiene anche un’altra sostanza chiamata lepidina alla quale si deve le proprietà citotossiche della pianta (antimicotica), antifungina, azione contraccettiva, migliora l’azione sul metabolismo del pancreas (che la rende utile in caso di diabete mellito) e azione antileishmania a livello epatico.

Contiene anche gomma e mucillaggine.

Tuttavia la sua proprietà fondamentale è la capacità di dissolvere i calcoli delle vie urinarie. Indubbiamente la sua composizione non giustifica ancora questa sua interessante particolarità, ma si tratta di un fatto comprovato sperimentalmente da diversi fitoterapisti. Da questi esperimenti, si deduce che è particolarmente efficace nei calcoli di ossalato di calcio. In nessun caso si sono riscontrati effetti collaterali.

Per quanto riguarda l’uso esterno di questa pianta la sua azione è rubefacente pertanto si è soliti utilizzarla in caso di dolori artrosici, sciatica ecc…

Si è utilizzato il Lepidium in caso di Leishmaniosi, digestioni lente e difficili, ma soprattutto lo si raccomanda in casi di litiasi renale, tanto per dissolvere i calcoli (soprattutto di ossalato), quanto come cura preventiva atta ad evitare la formazione stessa dei calcoli.

Utilizzo

Si possono assumere le foglie fresche o secche, sempre in infusione: è sufficiente versare acqua bollente sopra le foglie e coprire. Una volta raffreddatasi, prenderne una tazza ogni mattina a digiuno per 9 giorni consecutivi.

La dose a tazza è di 2-3 grammi se si tratta di foglie secche, o di 3 foglie di media grandezza se si tratta di foglie fresche. Occorre ricordare che ove sia possibile è preferibile usare la pianta fresca, ben sminuzzata per preparare l’infuso.

Coltivazione

La sua coltivazione non è difficile, richiede un terreno fresco, in quanto è una pianta che ama l’umidità. Si riproduce facilmente per talea radicata.

 

HOUTTUYNIA CORDATA

Appartiene alla famiglia delle Sauracee, ed è una pianta originaria del Nordest Asiatico. Altri nomi: Chungyao (Cina), Chameleon plant (USA), Chinese lizard tail (UK)

Erbacea strisciante perenne e caducifoglia che raggiunge i 30-40 cm di altezza, unica specie nel suo genere, cresce nelle zone umide, intorno a laghi e nei boschi; selvatica in Nepal, Tailandia e Corea, oggi si coltiva come pianta ornamentale data la bellezza delle sue striature rosse, verdi e gialle. Può essere infestante a causa dei suoi rizomi vigorosi ed è molto resistente agli erbicidi.

Presenta foglie palminervie variegate in tre colori e con piccioli lunghi color porpora, e corte infiorescenze terminali a spiga con fiori giallini e con 4 o 8 petali bianchi alla base. Il frutto è una capsula sub globosa.

Proprietà

Tutta la pianta è antibatterica, antiflogistica, depurativa, diuretica, emmenagogo, febbrifuga, lassativa e oftalmologica.

Utilizzo

Il decotto si utilizza nel trattamento di molte malattie come il cancro, la tosse, la dissenteria, l’enterite, la febbre. Il suo utilizzo è consigliato per rafforzare il sistema immunitario. Le foglie e i gambi si raccolgono durante la stagione di crescita e si utilizzano freschi in decotti. Il succo delle foglie è un antidoto e un astringente. L’estratto di radice è diuretico.

Foglie e rizomi sono aromatici e commestibili. Le foglie si possono utilizzare crude. I germogli teneri possono essere aggiunti ad insalate o usati come decorazioni.

Esistono due qualità di Houttuynia all’apparenza uguali: il chemiotipo giapponese che ha un sapore simile a quello del limone e dell’arancia con un ricordo di ginger; e quello cinese-vietnamita che ha un aroma simile al cilantro.

Coltivazione

Ottima come coprisuolo tanto in giardini rocciosi come ai piedi di alberi, o anche da mettere intorno a laghi o ai bordi di lagune di acqua dolce. Se coltivata fuori dall’acqua, sarà sufficiente il terreno regolare del giardino con un aggiunta del 20% di humus e, facoltativamente, l’aggiunta di un fertilizzante a rilascio lento in autunno e primavera. Si può coltivare anche in vasi da appendere, purché abbia molta luce. Ponendola al sole si otterranno dei colori più brillanti, mentre lasciata nella penombra sarà più vigorosa e la variegatura delle foglie tenderà al verde scuro e al marrone.

È sensibile al freddo e in zone con forti gelate conviene metterla al riparo, sebbene perderà ugualmente le foglie che rinasceranno poi la primavera successiva.

Si riproduce facilmente in primavera per divisione di rizomi (metodo più efficace) o per semina. Le pianticelle possono esser messe fuori una volta passato il rischio delle ultime gelate primaverili.

 

HELICHRYSUM STOECHAS

L’Helichrysum stoechas o anche stocade o tignomica appartiene alla famiglia della Asteracee.

È una pianta arbustiva, suffruticosa perenne, alta 15 – 30 cm, con radice sottile, fusiforme, disposta orizzontalmente nel terreno, e fusti legnosi densamente ramificati bianco-tomentosi per il tomento di peli. Le foglie sono alterne, patenti, lineari filiformi, lunghe 15-35 mm e larghe 1 mm, con il bordo completamente revoluto, tomentose, di colore grigio-verde o grigio-cenerino. I fiori, circa 20, sono lunghi 3.5-4 mm, di colore giallastro con corolla tubolare che termina con  5 lobi triangolari tubolosi allargati all’apice. Achenio lungo 3-5 mm, di forma ovato-oblunga, con pappo nella parte superiore. Ha un odore aromatico gradevole.

Proprietà

Popolarmente veniva usato l’elicriso come febbrifugo, per eliminare la febbre, come antielmintico, per espellere i vermi dall’intestino, e come antiemorroidale. Da sempre è considerata un’erba magica, e in alcune zone viene chiamata addirittura “hierba de la suerte”, giacché si dice sia una pianta protettrice.

Ha molte proprietà medicinali e si usa come: antinfiammatorio, antibatterico antifungino, espettorante, diuretico, coleretico, colagogo. È indicato nella cura di allergie respiratorie, tosse, raffreddore, bronchite, rinite, sinusite e amigdalite; ma anche nella cura di gastrite, epatite, discinesia epatobiliare, per infezioni urinarie come colecistite, cisti e uretrite. Per quanto riguarda l’uso topico, si usa per curare eczemi, congiuntivite, vulvovaginite, candida e altre dermatomicosi o funghi della pelle.

Si può usare anche come insetticida naturale, in quanto appartenente alla famiglia delle composite che contengono sostanze repellenti per gli insetti. L’olio essenziale si usa anche in profumeria e cosmetica; non va però usato per via orale durante la gravidanza, l’allattamento e somministrato a bambini piccoli.

Utilizzo

Con le calatidi si prepara un infuso aggiungendo a una tazza d’acqua bollente un pugno di elicriso; si lascia raffreddare e si dolcifica a piacere.

Le foglie dell’elicriso forniscono un moderato aroma di curry e possono essere impiegate per insaporire vari piatti. I fiori sono ampiamente utilizzati, per la loro compattezza e il loro colore giallo che si mantiene a lungo, in composizioni di fiori secchi e pot-pourri. È utilizzabile come piante tintoria.

Curiosità

Un tempo veniva bruciato negli interni per purificare l’aria. La pianta veniva utilizzata dai Romani per adornare le statue degli dei ed era legato al culto del Sole e al simbolo di eternità.

 Coltivazione

Questa specie si può propagare per seme o per via vegetativa. La semina si realizza in primavera tenendo in conto che i semi dell’elicriso hanno un rendimento di germinazione abbastanza alto. Si può anche riprodurre per via vegetativa mediante l’innesto di gemme vegetative.

Le piante fioriscono alla fine della primavera e rimangono fiorite durante gran parte dell’estate. Per la raccolta si deve attendere che la pianta sia fiorita.

 

TROPAEOLUM MAJUS 

Il Tropaeloum Majus, comunemente chiamato  Nasturzio, appartiene alla famiglia delle Tropaeolaceae. È una pianta erbacea perenne nella sua zona di origine, il Perù, mentre nelle zone fuori dal suo areale originale è annuale.

Ha un portamento eretto, strisciante o rampicante; i fusti sono esili carnosi,di colore verde. Le foglie sono rotondeggianti, leggermente ondulate di consistenza cerosa. I fiori sono imbutiformi di varie dimensioni, possono essere porpora, rossi o gialli.

Proprietà

Contiene vitamina A, B, C, ferro, iodio, fosforo, potassio, olio essenziale, glicotropaeolina, mirosina, principio amaro. Si riconoscono a questa pianta proprietà:

antibatteriche
antiscorbuto
antibiotiche
lassative
depurative
diuretiche
espettoranti
toniche

Utilizzo

Utilizzata nella medicina popolare come cicatrizzante, disinfettante, e come espettorante. In erboristeria viene utilizzata per trattare anemie, anoressia, eczemi, infezioni della bocca. Fiori, foglie e semi sono commestibili e possono essere consumati nelle insalate. Le foglie se strofinate rilasciano un odore speziato.

Coltivazione

Il nasturzio è una pianta molto semplice da coltivare, di poche esigenze e molto facile da riprodurre da seme. La terra deve essere molto sciolta, drenata, e non troppo ricca di sostanza organica azotata, ma comunque fertile. Ha bisogno di un’esposizione mediamente intensa, preferibilmente un’ombra luminosa, in modo da favorire la fioritura. Se invece si è interessati solo al fogliame, il nasturzio può essere piantato tranquillamente in ombra.

In piena terra l’irrigazione è necessaria solo nei climi caldi, dalla primavera inoltrata in poi, mentre in vaso va bagnato con maggior frequenza.

Per quanto riguarda la semina è sufficiente collocare i semi direttamente a dimora tra marzo e maggio. In vasetto, si mettono uno o due semi per vaso da 10 cm di diametro, al sole pieno; si rinvasa o trapianta quando si sarà formato il panetto di terra.

foto piante che curano

Una risposta a “Piante che curano”

  1. ciatti celest dice: Rispondi

    Interesante informacion,grazie.

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