Nuova Filosofia della Natura

bilancia gurdjieffDal cuore dell’estate si affrontano temi e letture per rinnovarsi e proseguire in questa nostra ricerca dedicata alle piante, alla creatività e alla sostenibilità. Molte considerazioni agricole, botaniche, artistiche e storiche ci riportano all’uomo e al suo rapporto con la natura oggi spesso messo in crisi dalla velocità e voracità dei consumi. Per questo abbiamo deciso di condividere un testo molto stimolante che racchiude i presupposti per risanare l’equilibrio tra pensiero e azione, tra sapere ed essere, tra uomo e natura appunto. Per noi questa filosofia aderisce perfettamente alla vita e consideriamo le piante maestre di quest’equilibrio. BUONA LETTURA

 

RAGIONE DEL SAPERE E RAGIONE DEL COMPRENDERE NEL NOSTRO TEMPO

L’egemonia della tecno-scienza nelle nostre società non é più da dimostrare. Essa é legata in modo innegabile alla nozione di “potere”. Ma a cosa serve il sapere? In nome di che cosa si opera Io straordinario sviluppo della tecno-scienza? Queste questioni possono sembrare inutili, poiché l’associazione tra le parole “tecno-scienza ” e “progresso” si fa automaticamente. Il termine “progresso”, sfortunatamente, è uno dei più ambigui e il più nocivo del nostro vocabolario. In assenza di un sistema di valori, lo sviluppo della tecno- scienza si fa seguendo la sua propria logica: tutto ciò che può essere fatto sarà fatto. Se riflettiamo qualche istante comprendiamo che questa logica della tecno-scienza è spaventosa. Le conseguenze nefaste sulla nostra specie possono essere innumerevoli e talune di esse sono già presenti tra noi. Molti filosofi non hanno mancato di segnalare i pericoli di una tecno-scienza che seguirebbe esclusivamente la sua propria logica. Così un filosofo come Michel Henry non esita a dire che la tecno-scienza è la causa di una nuova barbarie. «… È la vita stessa ad essere colpita, sono tutti i nostri valori che vengono cancellati, non solo l’estetica, ma anche l’etica, il sacro, e con essi la possibilità di vivere ogni giorno». I pochi scienziati genuini che sopravvivono ancora nel mondo della scienza (presenti soprattutto tra i biologi e praticamente assenti tra i fisici), possono levarsi con violenza contro tali affermazioni. Non sentiamo, per esempio, dire qua o là che lo studio del cervello si sta conducendo a formulare un’etica? Questa affermazione è così ridicola che rinforza il punto di vista di Michel Henry. Fondamentalmente, la posizione di Michel Henry è la stessa di quella di Gurdjieff:  per Gurdjieff il declino e la scomparsa delle civiltà è legata allo squilibrio tra il “sapere” e l’essere”: «Nella storia dell’umanità troviamo numerosi esempi di civiltà intere che perirono o perché il loro sapere superava il loro essere, o perché il loro essere superava il loro sapere». Non ci troviamo forse in un mondo nel quale il sapere supera di gran lunga l’essere? Gurdjieff distingue così la “ragione del sapere” dalla “ragione del comprendere.”: «Il sapere è una cosa, la comprensione è un’altra… La comprensione dipende dalla relazione tra sapere ed essere». Gurdjieff ironizza cosi sul conto degli “scienziati di nuova formazione”, servitori del solo sapere: «Nella civiltà occidentale in modo particolare è ammesso che un uomo possieda un vasto sapere, che possa essere, per esempio, un eminente scienziato, l’autore di grandi scoperte, un uomo che fa progredire la scienza, e che, allo stesso tempo essere, ed abbia il diritto di essere un povero piccolo uomo egoista, cavilloso, meschino, invidioso, vanitoso, infantile e distratto. Sembra normale che un professore debba dimenticare ovunque il suo ombrello. Nessuno comprende che il grado di sapere di un uomo è funzione del suo essere. Allorché il sapere sorpassa troppo l’essere, diviene teorico, astratto, inapplicabile alla vita; può perfino divenire nocivo perché, invece di servire la vita e di aiutare le persone nella loro lotta contro le difficoltà che li assillano, un tal sapere comincia a complicare tutto; da quel momento, non può apportare che nuove difficoltà, nuovi disturbi ed ogni sorta di calamità, che non esistevano prima. La ragione di ciò é che il sapere che non è in armonia con l’essere non può mai essere abbastanza grande o, per meglio dire, sufficientemente qualificato per i bisogni reali dell’uomo. Sarà il sapere di una cosa, legato all’ignoranza di un’altra, sarà il sapere del dettaglio, legato all’ignoranza del tutto: il sapere della forma che ignora l’essenza… Un cambiamento nella natura del sapere è impossibile senza un cambiamento nella natura dell’essere». Vediamo così tutta l’importanza della Filosofia della Natura di Gurdjieff nella sua definizione della “ragione del comprendere”: la relazione tra le manifestazioni su piani differenti della Realtà, la relazione tra la parte e il tutto, la relazione tra forma e struttura.

D’altra parte, nella terminologia di Gurdjieff, il contenuto della parola “essere” è molto preciso. E’ legato all’evoluzione aspetto centrale dell’insegnamento orale e scritto di Gurdjieff. Gurdjieff era nauseato dall’accezione moderna dell’espressione “evoluzione dell’uomo”: «Solo un pensiero tanto teorico e tanto lontano dai fatti come il pensiero europeo moderno può concepire la possibilità di una evoluzione dell’uomo indipendente dalla natura-ambiente, o guardare l’evoluzione dell’uomo come una graduale conquista della natura».  Inoltre l’idea stessa di “conquista della natura” é assurda e perniciosa, ed è quella che ci ha condotti al carattere inquietante e pericoloso della tecno-scienza. L’uomo è una parte della natura e non il conquistatore di una natura esteriore a lui stesso. In questo senso, ogni “conquista della natura” può essere potenzialmente e paradossalmente una sconfitta dell’uomo. E piuttosto una cooperazione tra uomo e natura che occorre considerare. Ma tale cooperazione passa necessariamente per la “ragione del comprendere”. Gurdjieff descrive con qualche dettaglio, nei Racconti di Belzebù a suo nipote , l’alchimia interiore che conduce alla “ragione del comprendere”, ma esprimerne il vero significato richiede una conoscenza integrale ed effettiva dell’insegnamento di Gurdjieff. Basti dire qui che, per Gurdjieff la “ragione del comprendere” si fonde organicamente con l’essere dell’uomo, mentre la “ragione del sapere” si deposita in lui allo stato di semplice informazione. In ogni caso, è la “ragione dei comprendere”, sotto una forma o un’altra, che potrebbe aiutare a sviluppare il dialogo tra la scienza e la “ragion d’essere”.

gurdjieff sitoL’incontro Contemporaneo tra scienza e “ragion d’essere” – caratterizzato dall’apparizione di idee-simbolo fondate su importanti scoperte scientifiche – è un avvenimento capitale che, secondo noi, sta generando la sola vera rivoluzione di questo secolo. Siamo forse alla soglia di un Nuovo Rinascimento, del quale una della condizione è giustamente il dialogo tra la scienza e la “ragion d’essere”. Sempre di più la scienza scopre i suoi limiti, derivanti dalla propria metodologia. La scienza ha potuto mettere a nudo in modo esemplare i segni della natura ma, in ragione della sua propria metodologia, essa è incapace di scoprire la “ragion d’essere” di questi segni. La scienza porta con sé un immenso sviluppo tecnologico. La tecno-scienza, ripiegata su se stessa, separata dalla filosofia, per la sua posizione dominante nella nostra società, non può che condurre all’auto-distruzione. La nostra auto-distruzione è necessariamente generata dalla non-comprensione ontologica di questi segni della natura, sempre più numerosi, sempre più potenti, sempre più attivi. Questa non-comprensione ontologica conduce a sua volta ad uno sviluppo tecnologico anarchico invariabilmente guidato dalla cura dell’efficienza e del profitto. È necessario inventare un mediatore tra la scienza e la “ragion d’essere”. Questo mediatore non può essere che una nuova Filosofia della Natura. Il punto di partenza della nuova Filosofia della Natura non può essere che la scienza moderna, ma una scienza che, giunta ai propri limiti, tollera e anche richiede una apertura ontologica. La scoperta delle idee-simbolo nella fisica quantistica e nelle altre scienze così come l’interpretazione di certe scoperte scientifiche apre un favoloso spazio di libertà, di dialogo tra passato e presente, tra scienza, Filosofia della Natura, arte, Tradizione e le altre forme dì conoscenza. In modo realistico – allo stato attuale delle conoscenze e allo stato attuale delle tendenze sul piano filosofico, storico, sociologico o religioso – un ritorno ad una antica Filosofia della Natura è impensabile. Ma, lo studio di certe Filosofie della Natura, come quella di Gurcijieff, che presentano convergenze profonde con la scienza moderna, può essere una guida preziosa nella ricerca di una Filosofia della Natura adatta al nostro tempo. La Filosofia della Natura di Gurdjieff è senza dubbio in anticipo rispetto al nostro tempo, come é stata in anticipo su taluni aspetti della scienza moderna. Essa può, in ogni caso, aiutarci nella nostra scelta tra una nuova barbarie e un Nuovo Rinascimento. Solo la “ragione del comprendere” può condurci a questo Nuovo Rinascimento.

 

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