PIANTE SACRE

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Inverno…tempo di letture e potature..Da un affascinante libro, a cura di Raymond Stark, ricchissimo di curiosità e utilizzi su moltissime varietà di piante riportiamo le pagine che raccontano in maniera completa e riassuntiva degli utilizzi della mitica Cannabis, tornata alla ribalta di recente.

a seguire un articolo uscito su Dolcevita n. 67 Novembre/Dicembre 2016

e un addendum sulle piante Sacre.

Buona Lettura

 

 

Raymond Stark: il libro degli afrodisiaci pag. 46

Cannabis (Cannabis sativa, var. indica) La Cannabis (Mariuana) cresce un po’ ovunque: negli Stati Uniti, in Messico, nell’America centrale e meridionale, in Marocco e in altre regioni dell’Africa, dell’Europa e dell’Asia. La Cannabis contiene tetraidrocannabinolo, noto anche come THC e cannibicromo; contiene inoltre antibiotici e sedativi come il cannabigerolo e l’acido cannabidiolico. La pianta è nota soprattutto come stimolante e blando psichedelico, benché abbia anche effetti sedativi e, naturalmente, afrodisiaci. La Cannabis non è un narcotico, anche se i governi di alcuni paesi la considerano illegale per giustificare la carcerazione e le altre condanne inflitte a chi la usa o la “spaccia”. A dispetto dei reiterati, anche se vani, tentativi degli studiosi ufficiali di individuare caratteristiche che possano essere definite pericolose, non sono affatto convinto che l’uso pesante e prolungato di marijuana possa compromettere le facoltà dell’uomo : tale teoria comunque esiste, anche se non è dimostrata. In Estremo Oriente la Cannabis è usata come afrodisiaco, stimolante e sedativo. Gli scritti specialistici dell’antica civiltà Indù riferiscono che l’uso medicinale della Cannabis era noto ai popoli dell’india prima del 1000 a.C. La pianta portava nomi che possono essere tradotti come «Madre del dolore » e « Guida celeste ». In India si mescolano ancora foglie e semi con muschio e miele per preparare un’efficace mistura.. I Cinesi hanno usato la Cannabis come farmaco per oltre cinquemila anni. Ogni parte della pianta viene utilizzata a scopi medicinali: i fiori per il trattamento dei disturbi mestruali, l’achenio per stimolare il sistema nervoso benché, in dosi massicce, possa provocare intossicazione e allucinazioni. I semi o noccioli dell’achenio esplicano un’azione emmenagogica e tonica e sono stati spesso somministrati per alleviare i dolori puerperali; il succo tratto dallo stelo ha una funzione antiemorragica. Lo stelo e la sua scorza hanno azione diuretica, mentre l’olio e il succo delle foglie sono usati per combattere la caduta dei capelli e prevenire l’incanutimento: i Cinesi sostengono infatti che l’uso prolungato dei semi di Cannabis tenda a ritardare, in maniera visibile,i segni dell’età. Altre antiche civiltà riconobbero le proprietà terapeutiche ed euforizzanti di questa droga. Galeno, medico dell’antica Grecia, scrisse intorno al 160 d.C. che la Cannabis, tostata e mangiata sotto forma di dolce, poteva dar luogo a una sensazione di profondo benessere. Tremila anni fa gli Sciti coltivavano la Cannabis lungo le rive del Volga. Raccoglievano foglie e semi che ponevano poi su pietre roventi in modo da provocare dei suffumigi che producevano un effetto euforizzante. Nei paesi occidentali, l’uso medicinale della Cannabis si sta lentamente rivalutando, ma era quasi completamente scomparso a causa delle sanzioni penali cui è stato soggetto. In alcuni paesi asiatici e latinoamericani, tuttavia, i medici che praticano l’erboristeria, non hanno mai smesso di curare i pazienti con questo medicamento: negli Stati Uniti un giudice può, occasionalmente, permettere l’uso della Cannabis in casi di neoplasia e glaucoma.

DV 67

“Mi piace pensare la natura come una stazione di trasmissione radio di portata  illimitata, attraverso la quale Dio ci parla ogni momento, non ci resta altro che sintonizzarci” George Washington Carver

“Ha da accendere?” “no, non fumo”. Quante volte abbiamo sentito questa risposta che limita la sfera del fuoco al solo fumare. Eppure il fuoco è un elemento trasformatore il cui governo ci ha permesso di sopravvivere, imparare ed evolvere. La leggenda vuole che il fuoco venga sottratto agli Dei e consegnato agli uomini grazie a una prodezza di Prometeo, pagata poi a caro prezzo dall’eroe stesso. Ma cos’è che viene consegnato insieme al fuoco? La conoscenza, o meglio il potere di conoscere e trasformare le cose che ci circondano, di cucinarle, e di utilizzarle, un segno di libertà dalle leggi della natura che apre la strada alla ricerca. Dal legno quale carburante al cibo-medicina, dai rituali propiziatori alle formule chimiche il fattore che accomuna molte realtà di tradizione, arte e scienza sono proprio le piante. Se per la tradizione cristiana il raccogliere e mangiare la mela ha permesso la caduta dal paradiso e l’inizio del mondo, i frutti proibiti possono diventare anche semi , radici o fiori. L’altro giorno di ritorno a casa, lungo la strada vedemmo sul margine di un campo non ancora lavorato delle bellissime piante di Stramonio (Datura stramonium), pianta antica e pericolosa che gli antichi consideravano, insieme alla saggina, parte indispensabile del corredo botanico delle streghe. Già, lo Stramonio, che nonostante la sua pericolosità (tutta la pianta è tossica e se ingeriti i suoi curiosi semi possono risultare in dosi eccessive mortali) viene tollerato dalle leggi dato il suo carattere di pianta spontanea. Ma quale pianta nel suo Habitat non è spontanea? Molte delle piante medicamentose infatti hanno origine in determinati habitat, dalle montagne impervie, o addirittura, come i cactus, colonizzano le aree desertiche, alcuni di questi, in particolare certe varietà di Trichocereus  e soprattutto del Peyote, contengono la potente mescalina e vengono per questo utilizzati e venerati per le loro qualità psicotrope. Sono proprio le condizioni ambientali a forgiare i caratteri morfologici ed eventualmente terapeutici di una data specie: è il caso della Canapa (Cannabis sativa var indica) che per resistere all’aridità  e alle escursioni termiche delle zone montuose della catena Himalayana ha sviluppato una pelliccia di resine, insieme di cannabinoidi (se ne contano oltre 60 tipi) che la proteggono dai fattori ambientali estremi e le permettono di far maturare i suoi semi. La stessa varietà seminata e coltivata in climi più miti può manifestare, dopo un certo numero di generazioni, caratteri diversi, ammorbidire alcuni fattori che la legavano al suo habitat originale e adattarsi con nuove virtù e proprietà. A proposito delle virtù della canapa leggiamo presso gli scritti del dott. Valieri: “I fenomeni della canapa nostrana sono identici a quelli della canapa indiana, però in modo e proporzioni, alquanto ridotte – che taluni fenomeni della vita psichica mancano affatto, altri ne vengono più sbiaditi – i prodromi e i postumi meno accentuati. Onde possiamo conchiudere che nella prescrizione della canapa nostrana bisogna raddoppiare la dose” (Valieri Raffaele; sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della cannabis indica, 25, Napoli, 1887). Molte piante medicamentose e utili sono iscritte nell’albo degli indagati; è il caso della Stevia rebaudiana, incredibile dolcificante naturale scoperto presso il popolo dei Guaranì da Mosè Bertoni sul finire del 1800 e che ha impiegato un secolo abbondante dalla sua scoperta botanica per venire prima ignorata, poi proibita e screditata e infine sull’onda della FDA (federal Drugs administration) che ne aveva permesso l’utilizzo in America, legalizzata anche in Europa solo nel 2011. Come è possibile che anche una semplice pianta dalla foglia dolce senza nessun potere psicoattivo venga vietata mentre lo stramonio è libero di scorrazzare nei campi? La risposta, come è ben noto, sta negli interessi economici, politici e sociali di multinazionali che controllano il mercato alimentare, farmaceutico e agricolo. Alcune piante dell’antichità oggi fondamentali e riconosciute per i loro utilizzi e qualità, sono arrivate a noi dopo una fase di proibizionismo poiché considerate piante pericolose per la società costituita, è il caso del tabacco (Nicotiana tabacum) del caffè (Coffea arabica), del thè (Tea sinensis) e del cioccolato (Theobroma cacao), quattro piante oggi diffuse in tutti gli angoli del mondo. Si potrebbe fare un elenco lunghissimo di piante e dei loro benefici; piante attive e medicinali sono quelle del genere Artemisia (Artemisia verlotiorum e Artemisia absentium), piante sacre ad Artemide leggermente psicoattive, ma molto utili per i dolori dovuti al ciclo mestruale; un caso a parte è l’Artemisia annua, pianta dalle riconosciute proprietà antitumorali (l’artemisinina distrugge in modo selettivo oltre il 98% delle cellule degenerate) e anti malariche: basterebbe l’affermarsi di questa pianta in Africa per combattere efficacemente i problemi causati dalle punture di zanzara. Altro genere ma stessa storia è quella della salvia,  pianta universalmente riconosciuta come aroma in cucina, ma che dispone, in due varietà, di spiccate proprietà dal carattere psicoattivo (Salvia divinorum) e terapeutico (Salvia apiana).  La prima detta anche Salvia della Madonna, è originaria del Sud America e oltre ad essere utilizzata per lenire raffreddori e problemi respiratori, se fumate le sue foglie possono provocare brevi, ma intense allucinazioni e per questo viene addirittura consacrata alla vergine Madre e agli Dei. La seconda, sempre dal sud America e dal carattere curativo è la Salvia apiana o Salvia bianca, pianta sacra agli indiani d’America e oggi molto popolare per via delle sue foglie incredibilmente aromatiche bruciate come incenso, utile febbrifugo si ritiene che il fumo delle foglie possa purificare persone e ambienti. Molte piante sacre sono cadute nell’oblio, come l’utilizzo rituale degli Amaranti presso il popolo Atzeco, totalmente sterminati dalla cultura cristiana, o del Tagetes minuta detto Huacatay altra pianta sacra agli Atzechi che rappresentava ,secondo la tradizione, il Dio dell’agricoltura e usata per condire verdure e  speziare il cioccolato; questa pianta insieme al Tagetes lucida (tagetes del rabdomante) ha un potere afrodisiaco e leggermente psicoattivo, soprattutto quando utilizzate a crudo. Tra le piante maestre troviamo l’Iresine herbisti, pianta della famiglia dell’amaranto, perenne e ricchissima di DMT, utilizzata a volte in cottura insieme al Banisteropsis caapi e alla Psycotria viridis nel rituale dell’Ayauascha, controversa cerimonia che avvicina gli astanti alla sorgente divina. L’elenco delle varietà botaniche “controverse” ci ricorda la storia del Papavero da oppio (Papaverum somniferum) che fornisce sia la droga (oppio) sia la medicina (morfina), le cui coltivazioni in Europa sono esclusiva della aziende farmaceutiche, ma sporadicamente si vede comparire in qualche giardino dati i suoi fiori molto apprezzati e la sua rusticità. I suoi semi commestibili sono utilizzati dall’industria dolciaria, ma ricordiamo che nella storia gli alcaloidi di questa pianta sono stati un fortissimo mezzo per sedare le rivolte delle popolazioni asiatiche da parte degli inglesi e, insieme alla cannabis e alla coca, rappresenta una delle piante “da droga” più diffuse al mondo. Anche qui un’appunto il termine droga, oggi consumato in negativo per le suddette piante, ma in origine era un termine neutrale utilizzato per tutte quelle varietà dal valore erboristico e terapeutico; dal basilico in su, sono tutte droghe, l’importante è sapere come usarle e trasformarle, ricordandoci che ogni pianta che vive e cresce è una pagina del libro della vita, che ebbe inizio quando l’uomo si conquistò il fuoco della conoscenza.

Addendum – Gilberto Camilla-

Albert Hofmann ha spesso fatto riferimento all’LSD usando il termine di farmaco. Ecco, credo che questo sia il punto dal quale partire per una seria analisi delle sostanze allucinogene, al fine di individuare – mi auguro che in un futuro ciò sia possibile – i meccanismi attraverso i quali esse sviluppano la loro azione, e determinare quali di esse sono più utili al fine terapeutico

Molti sono stati i vegetali psicoattivi: in ogni parte del mondo sono diffuse piante e funghi il cui consumo produce nell’uomo visioni e allucinazioni, profondi stati emozionali diversi. In tutti i Continenti sono esistite – e continuano ad esistere ancora oggi – culture che utilizzano questi vegetali per trascendere la realtà ordinaria e per comunicare col “mondo degli spiriti”.
L’azione di queste sostanze è appunto lo stimolo all’immaginario, al fantastico, al piacere, attraverso la stimolazione di aree cerebrali percettive e cognitive. Nel cammino dell’uomo queste sostanze sono state immediatamente utilizzate; non vi era bisogno di particolari elaborazioni per accettarle, perché esse erano “cibo”dell’anima, un qualcosa di essenziale per comprendere.
Non vi era bisogno neppure di particolari delucidazioni circa la loro utilità: esse stimolavano la mente, e l’uomo aveva imparato nella fondamentale lotta per la sopravvivenza che con le sole mani, le sole gambe, il solo corpo, non poteva vincere: lo poteva solo con la mente, con la coscienza.
Possiamo dividere queste piante in tre categorie distinte:
Alla prima categoria appartengono le piante la cui identità oggi può solo più essere ipotizzata, ma che sicuramente erano piante allucinogene. Il loro significato si perde nella notte dei tempi o tra le pagine dei Libri Sacri. Appartengono a questa classe il Soma vedico, l’Haoma persiano, l’Aradea babilonese, il Vischio dei Druidi, l’Alloro sacro ad Apollo;

alla seconda quelle piante che pur avendo perduto il loro originario carattere sacramentale, continuano ancor oggi ad essere usate, o come mezzo di evasione o nella quotidianità: per l’opinione pubblica esse non sono più “droghe”. È il caso del tabacco, dell’alcool, del caffè e del tè. Il tè, ad esempio, prima di diventare la bevanda che tutti conoscono, era una “medicina”; e nell’antica Cina e nell’antico Giappone veniva impiegato per sostenere le meditazioni religiose. Ancora oggi in Giappone la “cerimonia del tè” è un complesso rituale teso a creare uno stato di calma e di serenità nei partecipanti. A questa seconda categoria appartengono anche quelle sostanze che hanno perso il loro aspetto ritualistico per diventare soltanto più mezzi di evasione: è il caso dell’oppio, della coca e della Cannabis.
Alla terza categoria appartengono infine tutta una serie di piante che, al di là delle loro differenze botaniche e delle loro differenti azioni fisiologiche, hanno tutte un punto in comune: sono tutte allucinogene e sono tutte considerate dalle culture che ne hanno fatto uso in tempi storici, piante sacre.

I popoli cosiddetti primitivi non a caso consideravano queste sostanze sacre, nel significato originario della parola. “Sacro” deriva infatti dal latino sacer e sta ad indicare “ciò da cui si deve stare lontani”.
Chiunque le avesse assunte senza adeguata preparazione e senza la guida dello sciamano sarebbe inevitabilmente diventata pazzo. Possiamo anche ridere delle superstizioni primitive, ma resta il fatto che era una modalità d’uso sicuramente più saggia di quella alienata e alienante che caratterizza troppo spesso la nostra società.

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