Asclepias syriaca

“Pianta dei Pappagalli”  

image001

Famiglia: Asclepiadaceae

Origine: Nord America

Caratteristiche: pianta perenne, resistente al freddo (-25°C), abbondante fioritura   primaverile-estiva, altezza max 1m.

Coltivazione: pieno sole o mezz’ombra, coltivabile in qualsiasi terreno purchè ben   drenato; preferisce i terreni torbosi; teme i trapianti. Coltivare il primo anno in   vaso e poi porre a dimora. Tende ad autoriseminarsi; semi anemofili.

Edibilità 5/5: i fiori sono ricchi in nettare, i giovani virgulti sono un sostituto   dell’asparago, i frutti si possono consumare ancora immaturi (2-4 cm) in soffritto   o bolliti, dai semi si può ottenere un olio commestibile.

Proprietà curative 2/5: la radice bollita ha proprietà diaforetiche, diuretiche,   emetiche, espettoranti e purgative; il lattice delle foglie viene usato come   cicatrizzante e contro i reumatismi; gli indiani d’America utilizzavano l’infuso   della radice come contraccettivo temporaneo.

Curiosità: fa parte di un genere ancora poco   conosciuto di piante. I fiori sono ricchi di   nettare da cui si può trarre bollendoli una   specie di miele. È chiamata in inglese   “milkweed” cioè erba del latte a causa delle   foglie e dei gambi che producono un lattice   trasformabile in gomma o in colla. I frutti   ben maturi vengono usati nei giubbotti di   salvataggio, e per assorbire l’olio dal mare,   oltre che come elemento decorativo. Dal   fusto si ottiene una fibra di media qualità.   L’Asclepias syriaca viene chiamata volgarmente la “pianta dei pappagalli” per i suoi frutti piumati somiglianti a pappagallini. I frutti essiccati si possono usare come elemento decorativo.

6 Risposte a “Asclepias syriaca”

  1. Attenzione! questa specie è inserita nell’elenco delle piante vietate a livello europeo!
    http://lifeasap.eu/it/eventi/168-specie-esotiche-invasive

    1. Grazie Michela per la segnalazione, non ne ero a conoscenza…è dire che è così utile alle api e alle farfalle..credo che il pregresso della specie sia comunque interessante, tra l’altro in molti anni di coltivazione (circa 15) non l’ho mai vista invadere nulla..sembra anzi che in America in alcune aree stia rischiando la scomparsa e la drastica diminuzione con nocumento della fauna autoctona.

  2. Alle api e alle farfalle sarebbe più utile avere il loro territorio di origine intatto, e non uno devastato da queste piante esotiche invasive che distruggono la flora originaria del luogo.
    Così come la Buddleja davidii ad esempio, tanto elogiata per la sua capacità nettarifera, ma che ha già devastato numerose vallate in cui ha ormai formato popolamenti monospecifici lungo i fiumi.
    Bisognerebbe smetterla di vendere e propagandare specie non autoctone, così non aiutiamo la biodiversità ma anzi, la impoveriamo terribilmente, come se non bastassero l’inquinamento e la frammentazione degli habitat.
    Abbiamo tantissime specie autoctone bellissime e con varie proprietà interessante, impariamo a conoscere e piantare quelle invece!
    Tra l’altro probabilmente in America sta scomparendo perchè minacciata da specie appunto invasive, non autoctone!

    UN PO’ DI INFORMAZIONI
    http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/elenco_specie_esotiche_agosto2017.pdf
    http://www.minambiente.it/pagina/specie-esotiche-invasive

    1. Le piante sono riflesso di un’ambiente che muta e si trasforma nel tempo
      tutto sta nell’equilibrio che si istaura tra le specie, anch’esso frutto del tempo e del buonsenso da parte dell’uomo
      ciò che danneggia l’ecosistema non è l’interfacciarsi delle specie esotiche, ma i buchi che si sono venuti a creare e a cui l’uomo ha profondamente contribuito tra monocolture e cementificazione…infrastrutture e velocità…accelerando enormemente un processo altrimenti naturale.
      Sono molte le piante utili che ci aspettano per riversarsi entro i limiti della nostra sostenibilità
      dalle molte verdure…alle molte specie di fiori; ecco il volto verde della storia che ha sempre tallonato ogni scoperta o realizzazione o conquista. Dalle scoperte di altri mondi ad essenze sconosciute che l’uomo ha importato e fatto viaggiare nei secoli è impensabile mettere tutto a fermo entro il termine autoctono. Da qualche parte sarà pur arrivato…fosse la facelia, la calendula, il garofano, i tagetes, o i fiordalisi…il terribile Sorgo d’Aleppo, pianta questa ben nota agli agricoltori che per proteggere le loro monocolture la combattono con diserbi ancora più terribili… poichè l’ambiente non è mai del tutto circoscrivibile come un museo o un’opera…ci comprende e non riusciremo a musealizzarlo se non nell’ottica del parco, dell’orto botanico o del giardino…centri di cultura e reale biodiversità autoctona e non…il punto è ritornare a generare equilibri come insegna la permacultura e per farlo bisogna darsi da fare e cooperare rimescolando le carte della biodiversità e sostenibilità che ancora rimangono.
      Per intanto grazie.

  3. Grazie per aver accettato il mio commento.
    Sono d’accordo, per fortuna abbiamo importato molte piante utili, tra cui numerosissime piante di interesse agonomico.
    Il problema è che questo equilibrio naturale, come ha sottolineato, è quasi ormai inesistente, i territori cosiddetti vergini ormai sono quasi scomparsi, a scala globale. Stiamo vivendo un momento di emergenza ambientale importante, ed è necessario innanzitutto esserne consapevoli e successivamente cercare di invertire rotta, con i mezzi a disposizione e, magari, ascoltando i tanti studiosi e ricercatori, con competenze comprovate, che studiano l’argomento.
    E’ vero che il territorio è mutevole attualmente, in particolare a causa dei continui rimaneggiamenti operati dall’uomo, ma allo stato naturale non sarebbe propriamente così, infatti la vegetazione, detta zonale, che è tipicamente legata ad altitudine e longitudine, che in condizioni “normali” raggiunge uno stadio detto climax, è caratterizzato da elevata resilienza e stabilità nel tempo. Non è vero che “Le piante sono riflesso di un’ambiente che muta e si trasforma nel tempo” a meno che stia parlando di ere geologiche, non certo i tempi rapidissimi delle mutazioni ambientali a cui stiamo assistendo.
    Inoltre le specie, sia animali che vegetali, sono più in grado o meno a seconda della specie di spostarsi e colonizzare nuovi territori. Il problema è quando ciò non avviene naturalmente, ma a causa dell’uomo, volontariamente o non. E’ questo uno dei casi in cui vengono alterati gli equilibri.
    Oltretutto non è possibile affermare che non ha senso usare il termine autoctono. Tutto il mondo scientifico, la Commissione Europea e le conseguenti leggi lo usano, quindi le consiglio di fare un valido studio per poter discreditare questo concetto ampiamente accettato.
    Per fortuna non tutte le specie esotiche sono anche invasive (esotiche= provenienti da areali diversi, non originari del luogo; invasive= dotate di caratteri che rendono tale specie in grado di soppiantare la flora originaria, spesso originando formazioni monospecifiche).
    Il secondo appunto che faccio è quello riguardante la biodiversità: la biodiversità non è un numero, non è valida l’equazione più specie ho in un territorio meglio è. Questo è un effetto dell’uso del termine biodiversità come bandiera, anche se pochi hanno presente di cosa si parli con questo termine, molto attraente ma fumoso.
    Se ha altri dubbi sarò felice di rispondere, grazie.

    1. Buongiorno grazie per la sua risposta
      ho visto che la parola buonsenso l’ha colpita particolarmente
      ecco la definizione Treccani “Capacità naturale, istintiva, di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche”

      ;i miei non sono dubbi, ma ho scritto in risposta al suo commento

      ;e’ evidente che le sfugge anche il nesso Arte Ambiente (natura) e in particolare il tema dei giardini e degli orti
      tutti o quasi i nostri bei paesaggi sono frutto di quest’incontro , lo sono le terre di Toscana e della Val d’Elsa, e in generale d’Italia
      per me differenti ambienti innescano diverse correnti culturali e generano diverse sfumature sociali e oggi non possiamo trascurare la declinazione artistica del nostro Ambiente se vogliamo che continui ad avere una storia e un senso sia naturale che sociale

      ; le mie competenze: non credo sia questa la sede di risposta, ad ogni modo in qualità di restauratore ho affrontato studi di biologia, chimica e climatologia
      la mia tesi è stata interamente dedicata al restauro dei giardini che hanno molto a che fare nella storia con l’ambiente e il paesaggio. Le indico un link della mia tesi per conoscenza
      https://issuu.com/jivansidea/docs/greenrestoreone
      la mia famiglia opera nell’ambito dei giardini dal 1780 e come sa almeno a livello di geni qualcosa passa..

Lascia un commento