Jellyfish Barge

ASSONOMETRIA-2B

Oggi siamo andati a vedere di persona questo “ufo verde” dalla forma curiosa, ormeggiata fra i cantieri navali della Darsena Pisana, questa serra così particolare racconta del futuro che ci aspetta. A metà strada fra un’isola e una barca, tra un orto e un laboratorio, salendo a bordo si scopre oltre al rollio tipico delle imbarcazioni, un ambiente temperato, protetto e favorevole alle piante; in 70 metri quadri si possono coltivare piante a zero impatto ambientale per soddisfare i bisogni alimentari di due famiglie, e di monitorare centinaia di piante da orto. Oltre ai sensori e alle apparecchiature per rendere la Jellyfish Barge autosufficiente e monitorata è possibile attaccare più moduli-zattera e produrre cibo per un’intera comunità. La visione che permette tutto questo è una tecnologia rivolta finalmente al risparmio e alla tutela dell’ambiente, oltre che alla necessità di produrre cibo sostenibile e a km 0

“L’attuale sistema alimentare è diventato insostenibile da un punto di vista economico, ambientale e sociale. La produzione mondiale di alimenti utilizza infatti una grande quantità di risorse – terra, acqua, energia, trasporti – che, a causa dell’elevata crescita della popolazione mondiale e dell’aumento dell’urbanizzazione, diventeranno sempre più scarse e costose. Questo costituisce il principale ostacolo per soddisfare i cambiamenti quantitativi e qualitativi della domanda mondiale di cibo.
In questo contesto PNAT ha sviluppato una struttura autonoma, la Jellyfish Barge, che integra un sistema di coltivazione idroponica e di dissalazione solare per produrre cibo senza gravare sulle risorse esistenti.
Jellyfish Barge è una serra modulare galleggiante per la coltivazione di ortaggi, in grado di depurare l’acqua di mare utilizzando energia solare. Un modulo è costituito da una base di legno che galleggia su fusti di plastica riciclati, e da una serra sorretta da una struttura in legno, circondata da 7 unità di dissalazione solare capaci di produrre fino a 150 litri di acqua fresca al giorno da acqua di mare, salmastra o inquinata. La poca energia richiesta è fornita da pannelli solari e da altri sistemi di produzione di energie rinnovabili.”

Il progetto coordinato dal professor Stefano Mancuso dell’Università di Firenze si basa sul riciclo, sull’innovazione e sulla tecnologia. La sua ricerca dopo aver dimostrato l’intelligenza delle piante, punta insieme al suo team alla riconquista da parte del verde degli ambienti più ostili.

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