Cyperus papyrus

Pianta densa di storia e considerata una coltura fondamentale per lo sviluppo della civiltà umana. Molte paludi africane del Nilo Bianco e intorno al lago Kioga e Victoria sono coperte da baschetti fitti di papiri che non permettono una navigazione agevole. Oggi può essere utilizzato come fonte di biomassa, materiale per carta e edilizia, fibra, biochar e composti biochimici. In passato il midollo fibroso degli steli è stato utilizzato per la fabbricazione della carta, oggi ritenuta non competitiva con la polpa di cellulosa ottenuta dagli alberi; la copertura fibrosa veniva rimossa dallo stelo e il midollo interno era diviso in strisce di ugual misura,  posate in molti strati trasversali fra loro si inumidivano e poi pressavano martellandole finemente e asciugandole al Sole. Si otteneva la carta, rotoli di fogli ampiamente usati da scribi e contabili. I rotoli di papiro furono un perno della rivoluzione della scrittura del mondo antico, adottati dai Greci e in seguito dai Romani che ne fecero largo uso, non solo per i testi, ma anche per la corrispondenza e i documenti con valore legale fino al XII sec d.C. quando la produzione di carta da altre fibre e dalla pergamena rese secondario l’impiego di questa materia. La pianta era anche tradizionalmente usata per fare ghirlande funebri, barche, cordami, ventagli, sandali, stuoie, tappi e scatole. Gli steli erano un materiale adatto per sigillare le giunture nelle navi di legno, realizzare recinzioni e capanne. Il midollo era fonte di alimento e i rizomi trattati in un certo modo diventavano ornamenti da indossare. Molte erano le raffigurazioni architettoniche e pittoriche che riproducevano questa pianta, tanto da arrivare a essere inclusa nei geroglifici con il significato di prosperità. Perfino Horus, un dio considerato padre della cultura egizia, si riteneva fosse nato e avesse vissuto i primi anni in una palude di papiri nel delta del Nilo, Anubi, dio degli inferi, era di guardia all’ingresso delle paludi di papiri a sorvegliare che nessuna anima non pesata potesse passare attraverso i fitti reticoli, steli di papiro erano offerti durante cerimonie religiose alla dea dell’amore e della gioia Hathor . Costituisce oggi oggetto di un intenso recupero e di reintroduzione  negli Habitat originali per opera di Ragab Hassan, capo dell’istituto del papiro al Cairo, in Sudan sono state recuperati i rizomi utili a reimpiantare questa coltura millenaria perduta e riscoperta solo negli ultimi 20 anni. Il monopolio dei Faraoni della produzione di carta dal papiro e l’eccesso di protezionismo fecero da leva per lo sviluppo di altre fonti vegetali utili a realizzare la carta. Il lino e lo sviluppo delle tecniche arabe e cinesi di fabbricazione della carta soppiantò il papiro e le paludi vennero prima abbandonate e poi bonificate per farne campi arabili; si persero così molti degli habitat ideali a questa pianta e il cambiamento climatico dell’epoca aggravò la situazione accelerando il declino, ma le culture che fiorirono lungo in Nilo devono comunque a questa pianta molto del loro sviluppo ed è una delle relazioni uomo pianta più strette mai conosciute. Una barca costruita con fibre di papiro nel 1970 attraversò l’Atlantico, e le barche di papiro erano considerate fondamentali con il loro potere magico di respingere i coccodrilli; la costituzione di Atene è stata scritta su carta di papiro e Plinio il Vecchio, scrittore romano del I secolo d. C. lo definì “ il materiale da cui dipende l’immortalità degli esseri umani”,  i suoi fiori adornavano templi e le teste di personaggi illustri. Sempre grazie a questa pianta i Faraoni, che custodivano gelosamente il procedimento di fabbricazione per mantenere il monopolio, riuscirono a potenziare enormemente i loro eserciti. L’esportazione di carta di papiro iniziò già 5000 anni fa e diventò un fiorente mercato utile a finanziare le campagne militari che permisero di estendere il dominio dei Faraoni fino al sud della Nubia, anche Serse, sanguinario e astuto re di Persia beneficiò del papiro per le sue conquiste, facendo costruire nel V sec. a .C. un ponte di barche realizzate con il papiro per attraversare lo stretto di Dardanelli e invadere l’Europa.  La riscoperta del ruolo ecologico di questa pianta è oggi un segno di rinascita, le paludi di papiro aiutano a combattere l’erosione del suolo e la dispersione delle acque, a intercettare e trattenere sostanze inquinanti ed è molto utile come fitodepurazione per le acque reflue delle città africane,  ritrovando così parte di quell’importanza economica e ambientale che fece prosperare l’Antico Egitto e la nostra storia.

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