Appunti e riflessioni dal Canapa Forum di Firenze 2026

Dalla solitudine del 1998 alla forza della Rete 2026:

Ci sono incontri che ti fanno capire che il tempo non è passato invano. È quello che ho provato ieri pomeriggio partecipando all’ultima giornata del Canapa Forum a Firenze, promosso da Feder Canapa e Accademia dei Georgofili.
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Seguo la canapa dal lontano 1998. Per anni l’ho fatto in solitaria, facendo le mie ricerche e coltivando la mia personale visione di questa pianta straordinaria. Spesso, in quegli anni di “deserto”, si ha la sensazione di suonare una campana rotta. Scoprire invece, ieri, che qualcosa è andato avanti, che il settore si è evoluto, strutturato e che tante persone stanno lavorando nella stessa direzione, è stato un bellissimo punto di ripartenza.
Ho riempito i miei fogli di appunti a matita e voglio condividere con voi gli spunti più interessanti, per poi fare una riflessione su quanto questa pianta e chi ci lavora può dare.

Gli spunti dal Forum: dalla norma al prodotto finito.

Particolare di una proiezione sui quantitativi di fibre consumante nel mondo: la canapa con meno dell’!% figura fra le fibre definite LIBERIANE
1. La legislazione e la scienza agronomica
Con l’Avvocato Bulleri abbiamo fatto il punto sui casi cardine per inquadrare finalmente la canapa non come un “tabù”, ma come una pianta agricola a tutti gli effetti. Si è parlato dello 0,3% di THC, delle valutazioni EFSA, e della necessità di fare chiarezza sul CBD: non è uno stupefacente, non è un precursore, ma va gestito con i giusti principi di proporzionalità e adeguatezza normativa. Sul fronte dei semi, si respira aria di tradizione e innovazione con Compolti e Agro Seeds. I numeri? Parliamo di rese che si attestano sui 600 kg/ha e 12-14 tonnellate di biomassa, passando per il compostaggio (fino a 45 kg di CO2 assorbita per metro cubo) e le certificazioni di filiera.
2. La salute e il benessere
Un aspetto spesso sottovalutato ma di enorme impatto sociale: la canapa e la sanità. La “fibra corta” si sta dimostrando un materiale eccezionale per la realizzazione di bende e per il trattamento delle piaghe da decubito. Un ritorno alle origini, ma con la scienza moderna. questo aspetto si è autointrodotto con le riflessioni di Jacopo Paolini, che ha squadrato la necessità di investimenti a medio lungo termine e di abbracciare la filiera nella sua interezza per generare un fronte di sviluppo e di mutualità che riprende la tradizione dei consorzi e degli ammassi di un tempo. Il CBD, i fiori, il mangime per animale che li coadiuva nel benessere e nello sviluppo sano, uno spartiacque tra le potenzialità della pianta e le singole iniziative.
3. Materiali che respirano: la bioedilizia
Con Senini abbiamo esplorato il mondo delle “case che respirano”. Pannelli e blocchi realizzati con canapulo, acqua, calce e probiotici. Parliamo di materiali ignifughi, antimuffa, a zero VOC (composti organici volatili), totalmente ecologici e riciclabili. Case che sono termoregolanti e mantengono umidità stabile. Un’azienda che si inserisce come industria e offre sbocchi ai raccolti e ai semilavorati, la canapa, materiale carbon negative fa da volano a case del benessere e a economie sane.
E poi la mitica Hempwood, presentata da Rachele, e i fascioni in canapa, calce e gesso. La transizione ecologica edilizia passa da qui.
Dal volantino informativo sul legno di canapa
4. Packaging e bioplastiche
Con Canapack ho toccato con mano il futuro del packaging sostenibile. Carta e bio-plastiche di canapa. I dati sono impressionanti: 8 cicli di riciclo per i loro materiali, contro i 4 della carta tradizionale. Fibra e farina bio, biodegradabilità industriale, 100% made in Italy. Hanno anche accennato a interessanti sviluppi nel campo degli infusi e bevande, con protocolli GACP (Good Agricultural and Collection Practices) con interessanti prospettive future anche nel settore alimentare.
5. La lezione internazionale: Ihor Didok
Uno degli incontri più intensi è stato con Ihor Didok, rappresentante di un’azienda ucraina (Ma’rijany). Hanno coltivato oltre 2.000 ettari partendo dalle zone più povere del Paese, perché è proprio lì, paradossalmente, che si trova la canapa di qualità migliore. Abbiamo discusso a lungo delle sfide enormi: l’estrazione della fibra, la raccolta, lo stoccaggio e la lavorazione. Investimenti massicci in macchinari. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stata la loro filosofia organizzativa: “Lì non c’è un boss, tutti sono parte della stessa squadra e lavorano in sinergia”.

Riflessione finale: il futuro è una “Rete di Imprese”

Uscendo dal Forum, con i miei appunti a matita tra le mani, mi sono fermato a riflettere su come ritrovare i cardini di questa filiera.

Appunti
Per anni abbiamo assistito a sforzi titanici ma isolati. Il contadino che fatica a trovare un trasformatore, il trasformatore che non trova abbastanza materia prima, l’azienda di packaging che deve importare fibra dall’estero. La canapa è una pianta sistemica: toccando un suo filo, si muove l’intera economia circolare. Un grazie sincero va a FederCanapa per aver tenuto il punto durante questi anni di incertezza e di confusione sul tema e a tutte le associazioni di categoria. Dall’incontro è emersa una chiara volontà di continuare a seminare e a mantenere il dialogo aperto, integrando le idee dei giovani e le esperienze fino ad ora maturate.
La vera proiezione per il futuro, quindi, non può che essere lo sviluppo di una Rete di Imprese, una sorta di Made in Italy (fatto in Italia) a tutta canapa come indicava Jacopo durante il suo intervento. Dobbiamo superare la logica del singolo orticello o del singolo brevetto. Dobbiamo costruire una filiera integrata, orizzontale e verticale al tempo stesso.
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La lezione ucraina, dove non esiste un “capo” ma solo una squadra che lavora in sinergia per superare le difficoltà tecniche della raccolta e dello stoccaggio, è la metafora perfetta di ciò che serve oggi in Italia e in Europa.
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Dobbiamo creare un ecosistema dove l’agricoltore, l’innovatore (come Senini, hempwood o Canapack), il legislatore e il mondo accademico (come i Georgofili), le associazioni si parlino costantemente. Una rete in cui le aziende condividano know-how, macchinari e canali distributivi. Solo facendo sistema, unendo la genetica alla tecnica, la bioedilizia alla cosmesi, la salute al packaging, la canapa smetterà definitivamente di essere una “campana rotta” per diventare il motore trainante di una nuova economia verde, redditizia e, finalmente, adulta.
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La ripartenza è iniziata. Ora, impariamo a fare squadra, magari intavolando un PATTO di filiera e ripristinando lo spirito dei CONSORZI nazionali dedicati a questa coltura oggi più che prima fondamentale per un corretto sviluppo agricolo, artigianale e industriale.
spero di portare il mio piccolo contributo, questa pianta a dato i natali alla ricerca di pianteInnovative, declinandosi in molti aspetti botanici, di recupero e riscoperta di piante andate in disuso. il destino della canapa fu comune a molte altre piante e metodi di coltivazione oggi in piena riscoperta. L’agricoltura naturale, l’artigiananto di qualità le eccellenze del cibo e della natura, dell’arte e del paesaggio possono essere una guida per ritrovare il senso di questa terra e di questa storia.
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