Parlare con le piante

Cari amici, vi scrivo dopo questa lunga stagione, con nuovi orizzonti e storie curiose. Circa un mese fa mi sono imbattuto in una traduzione italiana curata da Bonobo Liberi del libro di Yvo Perez Barreto dal titolo “L’homme qui parle avec les plantes”. Avevo già sentito gli echi di questa ricerca condotta da un contadino della regione di Santiago, in Messico, dal Nome di Josè Carmen Garcìa Martìnez. Il suo appellativo di ‘Uomo che parla con le piante’ è immediatamente associato alla produzione e diffusione di ‘ortaggi giganti’; cavoli da 45 kg, bietole con le foglie lunghe un metro, cipolle enormi e mais alti oltre 5 metri coltivati con metodi naturali, fanno da sfondo ai suoi esperimenti in campo agricolo. Josè Carmen, con l’esempio della sua vita e la sua sensibilità, ha aperto la strada, il sentiero, per riconoscere “Madre naturaleza”, la vita, l’intelligenza in ogni elemento del creato. A prima vista sembrerebbe che lui ottenga tali risultati con un’empatia verso i vegetali  fuori dal comune, “ All’inizio questa terra non produceva nulla ed io non possedevo denaro né competenze particolari. Eppure venivo spinto dall’impulso ad andare avanti. Allora mi sedevo accanto le piante e domandavo loro di aiutarmi cominciando a vederle in modo diverso”. Appunto ‘parlando con le piante’, o meglio ascoltando le precise indicazioni della Natura, ma analizzando il suo pensiero non si tratta solo di parole rivolte alle piante, piuttosto intuizioni, indicazioni scaturite dall’osservazione, imparare a sentire le loro reali necessità e a stimolare il potenziale latente in ogni specie, “È necessario chiedere alla pianta quanto le serva e quanto le risulti superfluo”.

Oltre alle conoscenze utili a fertilizzare il suolo ottenute in gioventù insieme a due scienziati tedeschi rifugiati in Messico, Josè allargò la sua sfera di comprensione e di pratica anche all’imponderabile per opera di un monaco tibetano. Giunto al culmine del suo ciclo di esperimenti agricoli Carmen iniziò ad affinare la sua medianità con le energie e gli elementi, tanto da riuscire nel corso delle sue prove oltre a far crescere ortaggi giganti e a triplicare i raccolti in qualsiasi tipo di suolo, anche a provocare la “pioggia per inerzia” mediante precise piantumazioni di essenze arboree e posa di accumulatori metallici “Secondo voi, come ci riuscivano gli Aztechi a far piovere? Gli Aztechi utilizzavano le stesse varietà di don Josè Carmen, vale a dire 10 o 12 specie di alberi. Lui si accontenta di piantarli là dove col suo pendolo scopre forze magnetiche”. La presunta teatralità e inconsistenza del suo operato veniva sconfessata dai risultati. Le piogge cadevano su suoli desertici, le piante prosperavano su suoli inquinati o salini e i raccolti si triplicavano.

“Le piante spuntano se diamo loro amore. Mettere un seme a terra significa rivolgere una preghiera incosciente a tutti gli elementi che entrano in gioco per svilupparlo[…] Funzionano sempre e non servono soltanto ad attirare la pioggia. Allora un solo ettaro piantato da 200 a 1000 alberi basta a rimpiazzare una foresta di 1000 ettari. I dischi metallici servono a richiamare l’energia cosmica. È evidente che don Carmen conosce come servirsene. Come prima di lui facevano gli indios Nahuas e gli Aztechi con le piramidi. La procedura di Carmen punta a tre obiettivi:

-Fare piovere ‘pioggia per inerzia’

-migliorare il rendimento agricolo ‘seminare per ottenere produzioni da tre a sei volte superiori al normale’

-trovare soluzioni là dove la scienza ha fallito, per risolvere problemi relativi all’ambiente e ai parassiti delle colture[…]

Le Piante si classificano in molti gruppi,  nessun individuo potrebbe accordarsi con tutte le piante”. Ma Josè Carmen ha sperimentato in campo più di 200 specie diverse di piante, alcune assolutamente nuove e ottenute attraverso incroci e pratiche di coltivazione ancestrali.  “Tra di esse 100 o più sono piante che non esistono ancora sulla terra. Non esistono perché non sono stati effettuati gli incroci. Con queste piante del futuro avremmo una produzione più importante e meglio variegata[…] Bisogna fare in modo che la pianta si protegga da se stessa. Confidare di nuovo con la Natura. Inventando insetticidi, fungicidi e d altro l’essere umano si è allontanato dalla natura opponendosi a ella. Bisogna fare marcia indietro senza seguire i nostri desideri, ma i suoi”. Con questi metodi è riuscito a risolvere problemi relativi a malattie, carenze d’acqua e suoli impoveriti “ Il pianeta ha raggiunto un tal punto di squilibrio che noi oggi abbiamo perso ogni controllo su di esso. Il disequilibrio è dovuto al taglio abusivo di alberi ed all’inquinamento dell’atmosfera che hanno ostacolato il suo funzionare con armonia”. La complessità del mondo incarnato da questo semplice contadino messicano si riempì con il tempo di sfaccettature.

Questi Esperimenti  e pratiche svolte anche in ambito universitario lasciavano aperto uno spiraglio per la comprensione di questi fenomeni anche in campo accademico, risultati che facevano riflettere, e invitavano ad andare oltre la consuetudine e a mettere radici in un presente ricco di possibilità; Josè Carmen non vuole imporre o insegnare metodi assoluti, ma piuttosto fare dimostrazioni, aprire gli occhi agli studenti, agli agricoltori, alle istituzioni  su le reali possibilità offerte dal riconoscere il nostro essere in relazione con il cosmo e ad agire in accordo con la Natura.  Aiutato dall’Università don Josè ha avviato una serie di colture straordinarie utilizzando dei reagenti a base di solfato in quantità risibili rispetto alle concimazioni standard, senza utilizzare erbicidi e riducendo enormemente i costi di produzione “I fertilizzanti del futuro non contamineranno più né la terra né l’acqua. Creare nuove piante, prodotti alimentari nutrienti, far piovere […] Quello che voglio è insegnare a produrre in maggiore copia, che le piante siano giganti oppure no”.  Le piante che Josè contempla sono dunque un tramite tra l’ordinario e lo straordinario, antenne di vita utili per realizzare sistemi non utopistici, ma vitali; “ Legumi e cereali di base: piselli, fagioli rossi, zucche, cavoli, mais e sorgo. A Morelia (Michoacan) sopra un suolo salino -sodico, abbiamo prodotto 8 tonnellate, sia una tonnellata per ettaro. Sarebbe un trionfo per quel tipo di terreno, sul quale di regola non si riesce a raccogliere mai niente! Il rettore ne rimase tanto entusiasta che ha incoraggiato gli specialisti a farci visita”. Le obiezioni che nascevano dietro a condizionamenti e abitudini sbagliate erano sconfessate dai risultati; l’esperienza di don  Josè Carmen faceva già scuola tanto da assumere una rilevanza internazionale.  Alcuni brani della sua vita e resoconti del suo operato ci sono giunti grazie alle istantanee e alle riprese svolte da Yvo Pérez Barreto e racchiuse nel documentario/libro  “L’homme qui parle avec les plantes” da cui sono tratte le citazioni di quest’articolo.

 Il sentiero che Josè con passo contadino e cuore cosmico ha aperto, rimane estremamente attuale “E se fossimo sulla soglia di una scoperta fondamentale per la scienza e la coscienza umana? In quanto le energie che don Josè Carmen apparecchia, le quali influiscono sulla vitalità e la grandezza delle sue verdure, non riguardano solo impiegare un chilo di concime all’ettaro insieme ad altri dettagli tecnici. Ulteriori elementi, accettabili con difficoltà da noi nutriti di scientismo razionalista, entrano in gioco e sembrano essenziali per certo […] Potrebbe persino succedere che un contadino messicano, con le sue coltivazioni giganti e la pioggia per inerzia, ci comunichi il suo messaggio differente: capace di caderci dal cielo come un’acqua ricca di speranza”.

Di seguito il video integrale in francese su don Jose Carmen

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2 risposte a “Parlare con le piante”

  1. luca camporese dice: Rispondi

    salve..gentilmente mi sabrebbe indicare dove trovare l edizione italiana del libro menzionato qui sopra ?
    grazie

    1. Buonasera…non c’è una vera e propria edizione…lo può richiedere attraverso l’associazione La Fierucola a Firenze…A noi è arrivato tramite loro

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