OXALIS tuberosa

“Oca, apilla, quiba, papa roja, igname rosa”

Famiglia: Oxalidaceae

Origine: zone andine del Perù e Bolivia

Caratteristiche: pianta erbacea perenne, a portamento inizialmente eretto che poi diventa prostrato in fase di maturazione. Presenta fusti succulenti, foglie trifogliate, e fiori gialli. I tuberi sono di forma ellittica o cilindrica e misurano dai 5 ai 10 cm di lunghezza e 2-3 cm di larghezza; il colore può variare dal bianco al giallo, dal rosso al viola. 

Coltivazione: predilige terreni ricchi e drenati, in posizione calda e soleggiata. Necessita di un periodo di crescita abbastanza lungo (sei mesi circa) e la maturazione dei tuberi dipende dalle ore di luce diurne (fotoperiodo), avvenendo quando le giornate cominciano ad accorciarsi. I tuberi si raccolgono in tardo autunno e si conservano in un luogo fresco e asciutto, per poi ripiantarli a marzo/aprile. Talee basali si prelevano invece in primavera e, una volta radicate, si pongono a dimora in estate.

Edibilità 5/5: i tuberi possono essere consumati bolliti, cotti al forno, fritti, o sottoaceto e rappresentano una valida alternativa alle più comuni patate. In Messico si consumano anche crudi con sale, limone e peperoncino. La farina ottenuta dalla macinazione del tubero, precedentemente essiccato al sole, viene utilizzata per addensare minestre o creme. L’esposizione al sole dai 2 ai 5 giorni fa sì che il tubero sviluppi la saccarina e risulti più dolce e gradevole. Attenzione: la scorza dei tuberi di oca contiene acido ossalico che impedisce l’assorbimento del calcio e, unendosi allo stesso, forma l’ossalato di calcio: quest’ultimo può favorire l’insorgenza di calcolosi renale in soggetti predisposti. Per evitare questo effetto si devono esporre i tuberi alla luce del sole.

Valore terapeutico 2/5 : l’oca fornisce un apporto energetico facile da digerire e povero di grassi; contiene carboidrati, fosforo, calcio, vitamina C e ferro, oltre che minerali e fibra alimentare. Ha effetti astringenti, cicatrizzanti, antinfiammatori, e antiemorragici. Nell’uso tradizionale andino le foglie, fresche o secche, vengono bollite e applicate su ascessi o infezioni per portarli a maturazione. L’infuso delle foglie e dei gambi è utilizzato in caso di cistiti e infiammazione all’uretra., oltre che per il trattamento di gastriti.

Curiosità: questa specie è presente nella regione andina da 8000 anni: ne sono stati infatti rinvenuti resti nei corredi funebri dei sovrani del Perù. Solo nel 1830 venne introdotta in Europa, come competitore della patata, e nel 1860 in Nuova Zelanda: qui, ad oggi, è coltivata e consumata come una verdura comune. Ne esistono moltissime varianti e cultivar.

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