PAPAVERUM somniferum

“Papavero”

Famiglia: Papaveraceae

Origine:  Asia, Europa

Caratteristiche: non è nota allo stato selvatico, ma si è spontaneizzata in numerose aree del mondo ed è presente in numerosi ritrovamenti archeologici dal Mediterraneo all’America, probabilmente ottenuto dall’addomesticamento del P. setigerum. Pianta annuale che cresce fino a 1 m di altezza, fiorisce da Maggio a Luglio.

Coltivazione: pianta rustica, predilige un terreno leggero, ricco e ben drenato e esposizioni a pieno Sole. Non ama terreni troppo pesanti. Si semina a fine estate, in autunno o a fine inverno direttamente a dimora, non ama i trapianti e la crescita in vasi medio piccoli.

Edibilità 3/5: si utilizza principalmente il seme, ampiamente adoperato in aggiunta a prodotti da forno, macedonie, insalate e piatti caldi. Conferisce un gradevole sapore di nocciola. I semi molto piccoli, ma prodotti in gran numero dentro le caratteristiche capsule aeree venono usati interi in prodotti da forno particolari, mentre tritati e zuccherati si uniscono a dolci tipici del centro-nord Europa. Sono molto ricchi di proteine, grassi, carboidrati e sali minerali e sono altamente nutrienti. Le giovani foglie si utilizzano al pari del rosolaccio o papavero comune (Papaverum rhoeas), per minestre e contorni, ma devono essere raccolte prima che la pianta sviluppi i boccioli dei fiori. In alcuni paesi si utilizzano anche i germogli. Sempre dal seme si ottiene un olio alimentare siccativo di alta qualità.

Valore terapeutico 4/5: questa specie di papavero e le sue varietà contengono una vasta gamma di alcaloidi, in particolare la morfina che costituiscono la base di molti farmaci preziosi,  particolarmente utili per alleviare il dolore. L’utilizzo improprio può portare a gravi dipendenze e va impiegato solo sotto la supervisione di un medico qualificato. Il succo o lattice si ottiene incidendo le capsule immature, non appena sfioriscono, senza sfondare l’interno della capsula. Il lattice che fuoriesce si asciuga e ossida all’aria diventando scuro. A questo punto si può raschiare via e raccogliere. Il lattice così ottenuto a proprietà anodine, antitosse, astringenti, diaforetiche, emmenagoghe, narcotiche, sedative e ipnotiche. È utile in caso di costipazione, febbre e insonnia.

Curiosità:  il papavero da oppio è una pianta molto ornamentale, spesso coltivata nei giardini fioriti. Esistono molte varietà e cultivar sviluppate per i diversi usi. La pianta è ampiamente coltivata, spesso illegalmente, in climi temperati caldi e tropicali per le sostanze contenute nella sua linfa, da cui si estraggono narcotici e medicinali importanti. Nelle zone temperate fresche la pianta non produce una quantità sufficiente di principi narcotici tali da rendere vantaggiosa  la loro estrazione, ma i semi sono arrivati a maturazione anche in Norvegia,  fino al 69 ° parallelo. I semi contengono fino al 50% di un olio utilizzato per illuminazione, pitture e cosmesi. Curioso è notare che alcune cultivar di P. somniferum non presentano gli appositi fori preposti per la fuoriuscita del seme come nel caso dei papaveri selvatici, segno ulteriore di un addomesticamento della pianta protratto dall’uomo fin dall’antichità. In Italia ritrovamenti datati 5600 anni a. C. segnalano già la presenza di papavero e dei suoi impieghi rituali nelle aree centrali intorno a resti vulcanici, e sulle aree pedemontane. L’iconografia legata a questa pianta è molto vasta; è presente in sigilli minoici e micenei, nella cultura ellenica è legata alla dea della notte Nyx;  uno dei più famosi ritrovamenti è la “Dea dei papaveri” una statua ritrovata sull’isola di Creta e datata intorno al 1500 a.C. Assiri, babilonesi, egiziani e romani, numerosi popoli utilizzavano il papavero per scopi rituali e divinatori. Anche in tempi recenti l’oppio divenne uno strumento di governo delle masse, l’idea dell’origine orientale di questa pianta è probabilmente dovuta alle famose Guerre dell’Oppio, intercorse per garantirsi il dominio della regione a scapito dei popoli,  fra Inghilterra e Cina nel XVIII sec., stereotipo ripreso più volte dal cinema, occultando così la storia nostrana di questa pianta.

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